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Land art

L’opera di Christo e Jeanne Claude che in questi giorni sta catalizzando l’attenzione sul lago d’Iseo e ci permette di soffermarci sull’importanza del rapporto con il paesaggio.

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The Floating Piers” è un’installazione insolita, permette di passeggiare sul filo dell’acqua lungo un percorso di 3 Km sviluppato con 70.000Mq di tessuto cangiante.
Il percorso continua inoltre per altri 1,5 km addentrandosi sulla terra ferma e segnando fortemente il territorio dal quale si gode di una prospettiva inedita e a volo d’uccello sull’opera.
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Per la prima volta è possibile camminare sull’acqua con questo senso partecipativo molto forte rispetto all’opera d’arte; tuttavia Christo e Jeanne Claude avevano già proposto nei primi anni 80 un intervento galleggiante, impacchettando alcuni isolotti di fronte alla spiaggia di Miami.
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Questo salto temporale ci porta nello stesso periodo in cui, in Italia, viene realizzato “il Grande Cretto” di Alberto Burri; si tratta di un progetto “site specific” nella città di Gibellina distrutta dal terremoto nel 1968. L’opera di land art è un gigantesco monumento della morte che ripercorre le vie e i vicoli della vecchia città.
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E’ stata definita “la scala verso il paradiso” l’installazione dello studio “Close to bone” nella campagna belga. Vlooyberg Tower è ormai un monumento che segna il paesaggio e sembra sfidare la forza di gravità; la scala infatti è realizzata interamente in ferro e presenta un importante aggetto che si assottiglia mentre si sporge e si erige verso l’alto.
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Chiudiamo parlando dell’ installazione “Naturescape” di Kengo Kuma che si allontana un po’ dal significato delle opere appena citate ma ci interessa perché rappresenta una forte riflessione sul valore del paesaggio; l’opera suggestiva è stata realizzata con acqua, pietra, bambù e ghiaia per riprodurre un giardino giapponese .
Il progetto è stato realizzato a Milano grazie al contributo di importanti aziende italiane tra cui Agape, Il Casone, Frassinagodiciotto.
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