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Progettare un ufficio nel 2021: soluzioni post-pandemia e benessere della persona

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“Welcome, feeling at work” è il nuovo progetto di Kengo Kuma & associates che sorgerà sull’area ex Rizzoli, al confine con Parco Lambro a Milano. Si tratta di un’architettura a misura d’uomo, attenta alla sostenibilità grazie al controllo dei consumi, al sistema di recupero delle acque e al forte dialogo con la natura, praticamente a zero emissioni di CO2. Il progetto, che verrà realizzato entro il 2024, avrà uno sviluppo orizzontale su sei corpi di fabbrica e sarà fortemente integrato con le aree verdi circostanti. Oltre agli spazi dedicati al coworking sono previsti ristoranti, negozi, aree wellness ed aree per eventi e mostre. Tutto è pensato secondo la nuova filosofia degli spazi dedicati al lavoro, che prevede il benessere della persona e la sua centralità.

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Nella foto: Progetto CMR headquarter

L’ufficio si trasforma dunque, il futuro degli spazi di lavoro prevede un profondo ripensamento. Massimo Roj, fondatore ed amministratore delegato di Progetto CMR, parla di passaggio da concetto di “workingspace” a concetto di “livingplace”; progettare uffici nel 2021 significa pensare a luoghi inclusivi che promuovano le relazioni sociali, lo scambio creativo e il senso di appartenenza. Lo studio è stato uno dei primi a lavorare sul benessere della persona nello spazio di lavoro; il senso di serenità può promuovere la produttività specie se in un luogo sicuro e che risponde alle necessità di un’intera giornata lavorativa, scandita da momenti e spazi molto diversi tra loro.

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Nella foto: progetto Ministry of Design

Il design volto al benessere e l’architettura biofilica sembrano essere un tema centrale nella progettazione dell’ufficio.
Il contatto con la natura produce un senso di benessere; in primis la selezione di determinate specie di piante può avere un risvolto molto positivo in termini di miglioramento della qualità dell’aria, abbattendo la presenza di agenti inquinanti di vario tipo. In ultima analisi, lavorare in ambiente sano e con l’aria pulita porta ad un rendimento maggiore e ad una serenità che rende piacevole il lavoro in presenza.

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Nella foto: progetto Besau – Marguerre

Anche se siamo stati abituati all’idea dello smart-working, esisterà dunque ancora l’ufficio e sarà progettato pensando all’uomo, ai suoi bisogni, al suo star bene; sarà uno spazio dinamico, promuoverà lo scambio creativo, racchiuderà funzioni che oggi sono più propriamente appartenenti alla sfera domestica, magari dovrà prevedere meno scrivanie (comunque condivise e flessibili, su cui lavorare anche in piedi) e più spazi destinati ad incontrarsi, scambiare opinioni, decomprimere.

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Nella foto: progetto DA Bureau

L’ufficio potrà non essere più il luogo in cui avere una postazione ma in cui scegliere quale postazione utilizzare a seconda dell’attività. In termini di progetto d’interni, diventeranno obsolete le gerarchie piramidali, che prendevano arredi diversi e di rappresentanza per le cariche più importanti; la differenza di arredo segnalerà le differenti funzioni, più o meno informali, da fare in gruppo o singolarmente.

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Nelle foto: Tod’s headquarter

Diego Della Valle, già dieci anni fa, promuoveva il benessere dei suoi dipendenti come uno dei concetti aziendali prioritari. Tod’s è stata infatti una delle prime aziende in Italia a mettere a disposizione un asilo per i figli dei dipendenti con la possibilità di confronto con un dietologo, un maestro d’inglese, un insegnante di musica e un pediatra. Lavoro e svago si uniscono nella sede centrale Tod’s; i dipendenti infatti hanno a disposizione anche una mensa bio, una mediateca, una palestra. Niente di nuovo sul fronte di certi servizi che permettano inclusione, senso di appartenenza e serenità sul luogo di lavoro perché aziende lungimiranti come Olivetti e Falck, già negli anni ’50 portavano in fabbrica gli asili, concedendo il diritto al lavoro ma anche permettendo un’ottimizzazione della giornata che sicuramente garantiva serenità, socialità e benessere della persona in cambio di miglior produttività.

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