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“FREESPACE”: LA BIENNALE 2018 di Yvonne Farrel e Shelley McNamara

alt="Grafton Architects - Biennale 2018 - UTEC - Lima"

Yvonne Farrel e Shelley McNamara, dello studio Grafton Architects, saranno le curatrici della prossima Biennale;  cerchiamo di tracciare in breve la storia della loro carriera e il contributo che daranno alla realizzazione della sedicesima Biennale di Architettura di Venezia 2018. Dal 1978, anno in cui è stato fondato lo studio a Dublino, Grafton Architects ha realizzato edifici scolastici e portato il proprio contributo progettuale nel contesto sia pubblico che privato, dapprima soffermandosi su una dimensione locale per diventare uno studio riconosciuto a scala internazionale sul finire degli anni ’90, affrontando incarichi tra loro molto diversificati, dall’architettura agli allestimenti. Sul territorio italiano le abbiamo conosciute dapprima nel progetto di ampliamento dell’Università Bocconi e le abbiamo viste premiate nel contesto del Marmomacc 2012 con un allestimento per Piba Marmi in cui un paesaggio monometrico e a scala naturale, conteneva elementi a scala d’oggetto in un rapporto tanto equilibrato quanto monumentale.
alt="Grafton architects - Biennale 2018 - Piba marmi"
L’ampliamento dell’Università Bocconi a Milano è certamente uno degli esempi più rappresentativi dello stile che distingue il duo irlandese. Il progetto mette in evidenza come lo studio del territorio sia una predominante che guida i concetti; Grafton Architects infatti sembra aver mappato la storia di gran parte degli edifici milanesi per ricavarne la caratteristica peculiare da trasportare nel progetto. La facciata dell’università diventa così un monolite di Ceppo di Gré, materiale con cui sono realizzati gran parte dei basamenti e diverse facciate degli edifici borghesi milanesi di una certa epoca. Il Ceppo è appunto di derivazione lombarda, la cava si trova sulle Alpi Orobiche; si può considerare quindi un materiale locale o a “km zero“, come lo si chiamerebbe oggi, parlando di sostenibilità ambientale nel reperimento delle materie prime per l’architettura.
alt="Grafton Architects - Marini Marmi - Ceppo di Gré"
Lo studio Grafton Architects pone l’attenzione sulla necessità di istituire un rapporto con il contesto in cui si opera a livello progettuale; questo perché l’architettura ha un ruolo sociale fondamentale e in ultima analisi, dato che tutti godono o subiscono le caratteristiche del paesaggio circostante, l’architetto ha il dovere di prevedere l’impatto di una facciata su contesto, di un cortile come scoperta più intima all’interno di un edificio; Questi “Freespace” sono luoghi a disposizione della vista di chiunque e, se sono ben progettati, l’impatto positivo sarà inevitabile e prezioso.
alt="Grafton architects - Biennale 2018 - Bocconi MIlano - Interno"
Per presentare la scelta del tema “Freespace” per la Biennale 2018, tanto forte quanto semplice, Yvonne Farrel e Shelley McNamara, in collegamento Skype con Venezia perché bloccate a Dublino per una bufera di neve, hanno mostrato una serie di immagini; tra queste la facciata dell’edificio di Caccia Dominioni su Via Santa Maria alla Porta a Milano, che si confronta con le preesistenze in maniera estremamente rispettosa. In questo edificio infatti le aderenze con altre facciate di varie epoche, suggerisce all’architetto la scelta di finiture diversificate che cercano un dialogo e non una rottura con il contesto circostante.
alt="Grafton Architects - Biennale 2018 - Caccia  Dominoni"
Il tema del rapporto tra architettura e contesto è stato trattato a più riprese da Grafton Architects; in prima persona, oltre che teorizzare questo argomento e fare una profonda ricerca su quanto sta accadendo a livello internazionale e quanto la storia dell’architettura ci ha insegnato, hanno progettato la sede del Campus Universitario UTEC di Lima che si distingue per essere una vera e propria “arena of learning” in cui i terrazzamenti riproducono la morfologia del territorio e in cui la scala del progetto vuole dichiarare l’importanza della sede universitaria come edificio con l’obbligo di essere riconoscibile in un territorio in cui la città risulta sterminata e dal panorama confuso.
 
La collaborazione con le università internazionali è da sempre per Farrel e McNamara un’attività collaterale e complementare alla progettazione.  Entrambe insegnano in diverse scuole internazionali di architettura ed applicano i loro insegnamenti progettando le università stesse come luoghi di incontro e confronto tra scuola e contesto inteso anche come paesaggio su cui la scuola dovrebbe affacciarsi per creare i primi legami e rapporti costruttivi.
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