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Lasserhaus: una residenza del XV secolo trasformata in art hotel

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Rigore e progettualità, ma anche ibridazione dei linguaggi e atmosfere sorprendenti: è la duplice anima dello studio di architettura milanese, incaricato del progetto di trasformazione di Lasserhaus, Vudafieri-Saverino Partners. Nato dall’incontro di Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino e dal loro doppio sguardo all’architettura, intesa al contempo come disciplina e meraviglia, lo studio disegna luoghi di svago, vita e lavoro mettendo le relazioni al centro. I due partner hanno una profonda e attenta cultura nel settore dell’architettura, del design e della comunicazione visiva; hanno lavorato dapprima a fianco di grandi maestri italiani tra cui Aldo Rossi, Achille Castiglioni ed Ettore Sottsass, sviluppando e coltivando un raffinato modo di fare progetto. Lo studio, che ha sede a Milano e dal 2012 anche a Shanghai, si distingue per un approccio attento alle problematiche della cultura contemporanea e della società, della città e del paesaggio. Ogni spazio progettato esprime lo stretto rapporto tra i valori della committenza e quelli del contesto, creando una meticolosa composizione di forma e funzione, di segno e dettaglio.

alt: "materialiedesign-lasserhaus-art-hotel-bressanone-intervista-architetti-Vudafieri-Saverino-ritratto-Graziella-Vigo-bianco-nero"Photo Credits: Graziella Vigo

Trasformare una residenza storica del XV secolo in un Art Hotel 4 stelle superior è una sfida davvero ambiziosa; che approccio progettuale avete adottato?

Si è trattato di trovare un punto di equilibrio tra il rispetto dell’esistente e i modi del vivere contemporaneo. Quando abbiamo visitato Lasserhaus eravamo entusiasti all’idea di affrontare il restauro di un edificio così carico di storia. Non si trattava solo di restaurare un palazzo del XV secolo, completamente vincolato dalla Soprintendenza, ma di dargli una nuova vita e renderlo un punto di interesse per la cittadinanza; questo è reso possibile anche attraverso l’arte, integrando la preziosa collezione di pittura classica della famiglia Faller, proprietaria della residenza, con opere contemporanee. Il nostro progetto non dimentica l’anima tradizionale del palazzo quattrocentesco, ma con rispetto e un po’ sottovoce, dialoga con essa e l’arricchisce con linguaggi e materiali della contemporaneità. Lasserhaus diventa così un nuovo, piccolo ma importante, tassello della vita urbana della città di Bressanone e della sua propensione all’ospitalità.

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Qual’è il concept che ha guidato l’intero progetto?

Il concept è incentrato sul dialogo tra storia e contemporaneità. Con un approccio da sempre attento al contesto e rispettoso del genius loci, lo studio ha reinterpretato gli elementi originari della residenza facendoli convivere nel nuovo Art Hotel in modo equilibrato con scelte di design contemporaneo. Il progetto riflette le peculiarità della città vescovile di Bressanone, in grado di fondere la sua tradizione e atmosfera medievale con proposte culturali d’avanguardia. Ad arricchire gli interni di Lasserhaus, situato sulle rive del fiume Isarco e collegato da un ponte al centro storico, sono infatti le opere di cinque artisti che si sono confrontati con il passato della residenza e che, con i loro interventi diffusi, hanno lasciato un segno narrativo nei vari spazi. 

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Come avete immaginato una nuova suddivisione degli spazi, dovendovi confrontare con i vincoli dettati dalla struttura originaria?

Abbiamo trasformato i primi due piani in Art Hotel e destinato gli ultimi due a residenza privata della famiglia. La nuova struttura si compone di dieci camere – di cui tre suite, sei matrimoniali e una singola – dall’atmosfera intima e sofisticata, in cui la collezione di pittura classica incontra opere di artisti contemporanei. Il pianterreno accoglie la lobby e la reception, uno spazio carico di memorie, caratterizzato da un’illuminazione soffusa e impreziosito da opere e pezzi di famiglia. Da qui si accede alle prime quattro camere e a un salottino con un angolo biblioteca, oltre che alla cantina dotata di una piccola sala degustazione, interpretata da uno dei pionieri della digital art, l’austriaco Peter Kogler, utilizzando pattern psichedelici per creare insolite profondità spaziali. Il mezzanino ospita una SPA dotata di sauna e idromassaggio, al primo piano sono collocate invece la sala colazione e le altre cinque camere.

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Quali sono gli accostamenti materici che maggiormente permettono di far risaltare il nuovo intervento nel rispetto del contesto preesistente?

Pur rimanendo visibili i tratti dell’epoca, le camere assumono un nuovo volto grazie all’accostamento tra materiali naturali come il legno di larice e faggio, l’ottone, che scalda e impreziosisce i dettagli, e le superfici tattili e morbide come il velluto. A caratterizzarle anche il gioco di texture materiche che donano tridimensionalità ai rivestimenti. Alcuni complementi d’arredo sono di recupero, come le sedie restaurate tipiche della tradizione tirolese, ma gran parte dei pezzi è stata realizzata su disegno: dalle armadiature ai pannelli divisori, dalle testiere dei letti in velluto con bacchette di larice spazzolato alle scrivanie, fino alle boiserie dietro ai letti con listellature in legno minimal ed eleganti.

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Per voi i rimandi al territorio in cui intervenite sono una costante progettuale; finiture e materiali in questo progetto a cosa si ispirano e che ruolo ha la luce?

L’accurato studio sul colore ha dato vita alla scelta di una palette ispirata alle cromie dei boschi autunnali e della montagna: dal verde del laminato lucido ai toni del marrone declinati nel rosso del larice spazzolato, come nel larice bruciato più caldo e scuro.  A livello di illuminazione abbiamo voluto creare un’atmosfera raccolta, con una luce diffusa delicata proveniente da lampade a terra e a parete. Negli spazi comuni infine sono state scelte invece lampade a sospensione come lo chandelier di grande impatto nella sala colazione.

Photo Credits: Paolo Valentini

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