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Cinque domande a Apt.itude Studio

alt="Cinque domande a Apt.itude studio - Villa Paxos"

Alessandra e Tommaso, sono una coppia nella vita privata oltre che professionale, si conoscono in università e, prima di fondare Apt.itude Studio, affinano le loro competenze professionali. Alessandra lavora per diversi anni al fianco di Ferruccio Laviani di cui, ancora oggi, parla ammirata, citando il suo genio e la sua visione del design; Tommaso si inserisce nella realtà di DFA Partners, seguendo importanti progetti di edilizia residenziale. Apt.itude studio è una piccola realtà in cui emergono la cura dei dettagli e la personalizzazione estrema e che si occupa soprattutto di residenze private entrando in profondo contatto con il cliente e creando un rapporto personale che permette di realizzare una casa che lo rispecchi perfettamente; Alessandra e Tommaso progettano insieme, l’uno lascia spazio alle idee dell’altro, incanalando poi il flusso creativo in un risultato concreto e comune. Solitamente il progetto parte dalla scatola architettonica, materiali, finiture, dettagli, fino agli elementi di arredo che vengono realizzati su disegno e nascono insieme al progetto architettonico, prendendo poi forma nell’arco della ristrutturazione. Per Apt.itude Studio esiste una imprescindibile simbiosi e armonia tra la scatola e quello che si posiziona al suo interno.

  • Un progetto che vi racconta?

Difficile sceglierne uno, preferiamo mettere a confronto due progetti in particolare: una residenza milanese degli anni ’30 ed una villa sull’isola di Paxos. Nella residenza milanese abbiamo cercato di restaurare e recuperare gran parte della struttura originale, il resto lo abbiamo disegnato e prodotto personalmente reinterpretando in chiave attuale l’atmosfera dell’epoca. Per la villa greca abbiamo avuto la possibilità di progettare su un terreno incontaminato, ricco di vegetazione ed affacciato sul mare. Cercando di preservare la natura dallo stress di un cantiere siamo arrivati a creare un edificio in continuo dialogo con l’esterno, rispettoso delle tradizioni e dei materiali del luogo, ma soprattutto un rifugio dove non vedi l’ora di tornare e che ami condividere. Questi due progetti messi a confronto definiscono bene quanto ci piaccia spaziare e sperimentare.

alt="Cinque domande a Apt.itude studio - Progetto preferito"

  • Un oggetto a cui non rinuncereste mai?

Ci accompagnano da sempre e ci fanno sempre sorridere. Sono due nostri ritratti realizzati a Parigi. Fanno parte del progetto “Insideout” dello street artist francese “JR”. Le fotografie sono state scattate presso la Galerie Perrotin durante una sua mostra nel 2011. Riportate a casa in treno, in un grosso tubo di cartone, oggi sono appese alla parete del nostro ufficio. Ogni tanto mentre siamo assorti nel lavoro alziamo lo sguardo ed in un attimo siamo a Parigi in una piccola cabina a cercare di posizionare il volto in modo opposto perché poi accostate le due facce risultino guardarsi… lavoro non proprio del tutto riuscito, ma ci piace cosi.

alt="Cinque domande a Apt.itude studio - Oggetto preferito"

  • Il materiale preferito?

Passiamo molto tempo a fare ricerca tra forme, materiali, tessuti, accostamenti e molto tempo dai fornitori tra falegnamerie, marmisti officine tappezziere. Ci piace guardare i materiali, toccarli con mano, capire come si modificano. Prediligiamo materiali naturali, veri, concreti, mai artefatti o che simulino il reale. Amiamo che i materiali cambino con il tempo, invecchino ed entrino a far parte del progetto in modi inaspettati. Metalli ossidati, legni centenari invecchiati alle intemperie, marmi ed intonaci naturali. Più sono imperfetti e più ci piacciono, prendendo molti spunti dal concetto Wabi Sabi giapponese, che vede nell’imperfezione e nella transizione il raggiungimento della bellezza. Non esiste quindi una vera e propria preferenza per un materiale, il fatto di sperimentare e realizzare la maggior parte degli arredi su nostro disegno ci permette di scegliere materiali inconsueti, diversi, fuori dalle regole dell’industria, riproponendo e riscoprendo anche lavorazioni antiche. E’ così che raggiungiamo il concetto di esclusività che non deve essere intesa come lusso o privilegio ma piuttosto in un’ottica di personalizzazione estrema, che crea un’armonia tra l’edificio e il suo ospite.

alt="Cinque domande a Apt.itude studio - Moodboard"

  • La casa descritta in pochi aggettivi?

In un libro di nostro figlio è rappresentata una città costruita sugli alberi, sospesa a parecchi metri da terra. Passaggi, ponti, collegamenti, scale e funi tra i rami. Le case di questa città hanno grandi aperture, la luce del sole filtra tra le foglie e il fatto di essere così in alto non preoccupa nessuno. Natura, luce, altezza ed un pizzico di adrenalina. La casa perfetta é quella che rende la mente più leggera e ti fa sognare, che ti fa sentire protetto e dove hai sempre incondizionatamente voglia di tornare anche dopo una splendida vacanza. P.S. Uno dei nostri progetti nel cassetto è proprio una casa sull’albero in un bosco vista lago con tanto di carrucola per lanciarsi nel vuoto.

alt="Cinque domande a Apt.itude studio - La casa ideale"

  • Il luogo preferito?

Adoriamo viaggiare e amiamo le grandi città; senza nulla togliere alla nostra Milano, che rimane insostituibile, intendiamo metropoli più caotiche come NY, Shanghai, Atene. Ci sono poi momenti in cui con i nostri bambini guardiamo il mare, vediamo uno scoglio sufficientemente ampio e ci troviamo con loro a fantasticare su una vita distante e quieta, dove i bambini vivono a contatto con la natura e noi costruiamo il nostro studio sullo scoglio, da raggiungere ogni giorno con una piccola barchetta scoppiettante. Tanto stiamo solo sognando…vero?

alt="Cinque domande a Apt.itude studio - Il luogo preferito"

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